lunedì 24 novembre 2014

i muffin alla banana e al cardamomo della "Città della Gioia" per l'MTC

Sembrava facile la ricetta del mese: i muffin. Del resto solamente un golosissimo dolce poteva uscire dalla cucina della Franci Burro & Zucchero, vincitrice dello scorso mese, che ci ha regalato una Lasagna degna della maiuscola. La difficoltà, il plus di questa prova, è quella di associare i muffin ad un'opera. Che sia un libro, una poesia, una canzone. Lo credevo impossibile non appena letto il post,  ma ecco poi tornare la lucidità. Sarebbe stato il mio libro preferito - di e da sempre – ad accompagnare questi dolcetti. “La città della Gioia" di Dominique Lapierre. Pubblicato nel 1985, anno della mia nascita, letto per la prima volta nel 1998, a 13 anni, riletto con immenso piacere quest’ultima settimana, grazie all'MTC. Nessun libro mi ha mai reso nello stesso tempo così empatica, emozionata, commossa, serena, felice, immensamente triste, piena di speranza e piena di vita. Un turbinio di emozioni pagina dopo pagina. Ambientato in India, in uno slum - un quertiere di bidonville - a Calcutta, una delle città più povere, miserabili e degradate del mondo. E quello di mondo è colmo di sofferenza, povertà, malattia, ma nonostante le condizioni più infime in cui i poveri della "città della gioia" sono costretti a vivere, la luce nei loro occhi è accesa, vibrante. I loro stomaci brontolano vuoti per la fame ma nel loro cuore arde felicità e speranza. E' una storia che scuote la coscienza di chi legge, senza dubbio.

Una famiglia di contadini a causa della siccità, e di un monsone non arrivato, è costretta a trasferirsi a Calcutta in cerca di "fortuna". La fortuna il capofamiglia la trova nell'incontro con un compaesano e nella morte di un uomo-cavallo, un uomo-risciò che lascia il carrettino senza "conducente". E' così che Hasari Pal sfamerà la sua famiglia, con un’enorme fatica ma immensa gratitudine per questa opportunità, trainando le persone appartenenti alle caste più elevate. Parallelamente all'arrivo dei contadini, si trasferisce nello slum un sacerdote francese, Paul Lambert, pronto a vivere la sua vita da povero in mezzo i più poveri. Convinto di aiutarli, di portare loro conforto, scoprirà la loro ricchezza interiore e ne sarà sopraffatto. Infine, arriva in città un giovano medico americano di Miami. Sono le tre vite di questi tre personaggi principali ad intrecciarsi nel libro, tre vite che vivranno esperienze molto dolorose e che saranno messe a dura prova. Ma alla fine delle vicissitudini i tre personaggi, soprattutto i due forestieri, capiranno il perché del nome di questo slum "la città della gioia", e capiranno che la miseria e la povertà non intacca gli animi degli abitanti di questa posto dimenticato che superano ogni avversità con una forza e una dignità senza eguali. 

Dalla soglia della sua camera Lambert guardava passare la processione. Come faceva a sgorgare tanta bellezza da quella miseria? si chiese meravigliato.

Sorpreso, Paul Lambert lasciò cadere la fiala che si ruppe. –Sabia non aveva bisogno di morfina. Sul suo viso era impressa una pace disarmante. Era sofferente, mutilato, crocifisso, ma non affranto. Mi aveva regalato la ricchezza più grande: una segreta ragione per non disperare, una luce abbagliante nelle tenebre.

Non l’aveva mai sentita lamentarsi né impietosirsi sulla propria sorte. Ancora una volta fu colpito nel vedere quel viso devastato illuminarsi in un’espressione di felicità. Gli fece cenno di sedersi accanto a lei e appena si fu accomodato gli tese le braccia scheletriche in un gesto di amore materno. Gli avvicinò i moncherini al viso, li fece scorrere sul collo, le guance, la fronte del sacerdote, carezzandolo come per palparne la vita. – Era sconvolgente – dirà – Mi sembrava che fosse lei a darmi ciò che cercava in me. C’era più amore nel tocco di quella carne marcia che in tutti gli amplessi del mondo. 

Certo in un libro in cui la fame, la mancanza di cibo e la vita di stenti fanno da protagonista, sembra scorretto mettersi a parlare di muffin. E potrebbe sembrare inappropriato il collegamento scelto. L ragione sta nel fatto che è stato dettato dal cuore e dalla speranza di visitare, un giorno, questo paese meraviglioso. E' ai profumi speziati dell'India che ho pensato quando ho letto ‘muffin’. Al cardamomo, eterno presente in ogni preparazione dolce indiana e alle banane. Alle banane perché appena arrivati in città i poveri contadini si nutrivano essenzialmente di questo frutto.

In India sono la provvidenza dei poveri. A Calcutta, le loro virtù nutritive e curative erano addirittura oggetto di un vero e proprio culto.. Durante le grandi feste della dea Dourga, padrona della città, sugli altari figuravano dei banani drappeggiati in sari bianchi orlati di rosso, venerati come la sposa di Ganesh, il dio della fortuna. 

Forse mi sono dilungata troppo, passiamo alla ricetta. Grazie a Francesca e ad Alessandra per averci messi alla prova, ancora una volta. Un post esauriente e dettagliato, da manuale di cucina, sui muffin, dolci e salati, lo trovate qui da Francesca.
Muffin alla banana e cardamomo della Città della Gioia



 Ingredienti
(per 12 muffin)

200 gr di farina 00

100 gr zucchero muscovado

100 gr uvetta

1/2 cucchiaino di bicarbonato

8 g r di lievito per dolci

un pizzico di sale

2 cucchiaini di cardamomo in polvere

la scorza grattugiata di un limone

60 ml di latte di cocco

100 gr di olio di semi di girasole 

200 gr di banane mature schiacciate con la forchetta

2 uova medie


Per lo streusel

30 gr di burro morbido

30 gr zucchero semolato

30 gr di farina 00

un pizzico di cardamomo


Procedimento (copiato da Francesca)


Prima di cominciare con l'impasto, schiacciate le banane mature riducendole in poltiglia. Preparate i pirottini dei muffin o la carta forno (come ho fatto io)  negli appositi incavi della teglia. Ammollate l'uvetta in acqua tiepida. Preparate lo streusel " strofinando gli ingredienti con la punta delle dita fino a che non saranno ben amalgamati e la farina avrà assorbito bene tutto il burro"  accendete il forno a 190 gradi statico. In una ciotola mescolate le uova con lo zucchero, unite poi l'olio mescolando con l'aiuto di una frusta, aggiungete infine le banane e il latte di cocco. In un'altra ciotola setacciate la farina, il bicarbonato, il lievito e il sale e aggiungete all'ultimo il cardamomo e l'uvetta precedentemente scolata, strizzata. Infarinate bene l'uvetta. Formate una fontana e versateci dentro gli ingredienti liquidi.  "Con un cucchiaio amalgamate i due composti mescolando BREVEMENTE, con non più di 10-11 giri di cucchiaio. Il composto dovrà risultare grumoso."

Riempite i pirottini o gli incavi della teglia per 2/3 , ricoprite la superficie con lo streusel ed infornate abbassando la temperatura a 180° forno statico. Cuocete per 20-25 minuti, controllate la cottura con la prova stecchino. "Dovranno risultare leggermente dorati in superficie.

Sfornateli, lasciateli riposare 5 minuti poi toglieteli dalla teglia e fateli raffreddare su una gratella."


Con questa ricetta partecipo chiaramente all'MTC di Novembre sui Muffin!
gli sfidanti
A presto,
Frankie

venerdì 14 novembre 2014

Zuppa di cipolle rosse con crostini e Gruyere DOP gratinato per #noiCHEESEamo

Da un piatto romano ad uno oltralpe. Ma anche questa è una ricetta a cui sono affezionata poichè donatami da un'amica. Adoro le cipolle e il loro sapore dolciastro. Solo in questa settimana le ho mangiate in agrodolce, in zuppa, gratinate al forno e in marmellata con il formaggio...una delizia! Appena ho aperto il gruyere e l'ho assaggiato, ho avuto in mente da subito questo piatto , un mix di consistenze e sapori che si sposano perfettamente, e non vedevo l'ora di farlo e soprattutto mangiarlo! Mentre la zuppa sobbolliva mi sono fatta fuori un filoncino di grano duro (una fetta di pane e una di formaggio e così via...) menomale che avevo lasciato le fettine da tostare  da parte!





Ingredienti:
(per 2 persone)
6 cipolle medie rosse
un cucchiaino di zucchero
3 foglie di alloro
5 bacche di ginepro
1 filoncino di pane di grano duro
500 ml brodo vegetale
una tazzina di vino rosso circa per sfumare
abbondante olio evo
150 gr di gruyere grattugiato

Procediemento:
In una casseruola versate abbondante olio extravergine di oliva e soffriggete le cipolle tagliate a spicchi e poi a strisce ( dopo aver largamente pianto...), aggiungete un goccino di acqua per non farle bruciare. Inserite lo zucchero e fatele caramellare a fuoco vivace dopodichè sfumatele con il vino rosso. Una volta evaporato l'alcool aggiungete il brodo, l'alloro, le bacche di ginepro ed il sale, abbassate la fiamma e fate stufare e bollire per almeno un'ora. Dovrete ottenere cipolle molto appassite ma non sfaldate del tutto, con una consistenza non del tutto liquida ma semi-cremosa. 
Mescolate spesso nell'arco dell'ora e aggiustate di sale se occorre. Una volta pronta aggiungete il pepe, meglio se grattugiato fresco e lasciate riposare 10 minuti a fuoco spento. Nel frattempo avrete tostato le fettine di pane e grattugiato il formaggio. Prendete una pirofila, una zuppiera di quelle che possono andare in forno o le cocotte. Ricoprite il fondo con le fettine di pane tostato, versateci sopra la zuppa di cipolle, privandola delle foglie di alloro e delle bacche riempiendo quasi fino all'orlo. Disponete poi sopra a coprire il tutto uno strato generoso di gruyere. 
Passate al forno nel grill per 15 minuti a 180° o fino a doratura del formaggio.
Se volete e se vi avanzano un po' di cipolle nella zuppa, potrete fare dei crostini con pane e formaggio e adagiarci sopra le cipolle, passandoli al forno. Sono strepitosi!

Il Gruyere è un formaggio dal gusto inconfondibile dato dalle muffe che si sviluppano durante la stagionatura. Ha una pasta compatta, a differenza dell'Emmentaler che è pieno di buchi.  Trovo che anche questo formaggio sciolto regali un sapore unico ma trovo anche che l'abbianmento con prodotti dal gusto dolciastro come cipolle o pere, sia eccezionale. 
Ringrazio, di nuovo, Formaggi Svizzeri per avermi regalato questo formaggio che mi consente di partecipare per l'ultima volta al contest #noiCHEESEamo organizzato da Teresa di Peperoni e Patate in collaborazione appunto con Formaggi Svizzeri


A presto,
Frankie

mercoledì 12 novembre 2014

Gnocchi alla romana con Emmentaler DOP e funghi su crema di piselli per #noiCHEESEamo

Giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa. 
Così si dice nella città Eterna. Certo è che io, di gnocchi, sono ghiotta. Di quelli con le patate e di quelli "alla romana". Che poi sembrerebbe che di romano abbiano poco, considerando anche la quantità di burro utilizzato. 
"Un primo piatto che desta qualche perplessità circa la sua provenienza è costituito dagli gnocchi alla romana. Si tratta infatti di un preparazione che, a dispetto del nome, non è la più significativa della gastronomia capitolina. Alcune voci li fanno risalire alla tradizione culinaria piemontese, mentre altre ritengono questi gnocchi, anomali anche nella forma, di derivazione romena e attribuiscono a un errore di scrittura, che avrebbe trasformato la “e” in “a”, la soluzione dell’enigma. In effetti a Roma gli gnocchi per antonomasia – che un tempo le trattorie preparavano il giovedì, riservando la trippa per il sabato – sono in realtà quelli di patate, la cui origine risale all’epoca moderna. " (Corriere della Sera)
Comunque sia la sua origine per me questo resta un piatto tradizionale, uno di quelli semplici e versatili, utilizzabile in molte occasioni e rivisitabile all'inverosimile. Diffidate dai panetti pronti! Nulla hanno a che vedere con il sapore del semolino cotto nel latte, condito con burro parmigiano e salvia e arricchito con i tuorli. Che poi il semolino cuoce in 5 minuti. Dovete giusto avere la pazienza di lasciar freddare il composto steso fra due fogli (io di carta forno). 
Se poi questo impasto lo arricchite ulteriormente con dell'Emmentaler DOP, formaggio deciso e molto saporito, il successo è garantito.
Per non farmi mancare nulla l'ho anche grattugiato sopra per ottenere quella inconfondibile crosticina dorata e li ho accompagnati con un binomio altrettanto tradizionale nella cucina italiana: funghi e piselli. Volete sapere come ho fatto?





Ingredienti:
(per 2 persone)
500 gr latte intero
125 gr di semolino
50 gr di Emmentaler DOP
20 gr di burro
5/6 foglie di salvia
un tuorlo
200 gr di funghi
200 gr di piselli (io congelati)
1 spicchio di aglio
1/2 cipolla bianca
100 gr di Emmentaler DOP grattugiato
qualche noce di burro
olio evo, sale, pepe 

Procedimento:
Per prima cosa preparate l'impasto per gli gnocchi. Scaldate il latte in un pentolino, poco prima del bollore versate a pioggia il semolino, abbassate il fuoco e girate con una frusta. Continuando a girare cuocete per circa 5 minuti o il tempo indicato nella confezione. Una volta cotto spegnete il fuoco, aggiungete il burro, il formaggio e il tuorlo continuando a girare insistentemente, Preparate due fogli di carta forno, su uno rovesciate l'impasto. Poggiate l'atro foglio sopra e con il mattarello ricavate uno strato di circa 1.5 cm. Lasciatelo freddare completamente. 
Mondate i funghi tagliateli e trifolateli in padella con aglio olio e se volete peperoncino. Salateli e metteteli da parte.
In un'altra casseruola soffriggete la cipolla e cuocete i piselli aggiungendo una tazzina di acqua. Salateli e pepateli. Una volta cotti frullateli con un goccio di olio per rendere la crema lucida.
Riprendete l'impasto degli gnocchi freddo, togliete il foglio di carta forno sopra e con l'aiuto di un coppapasta ricavate dei dischi. Io ho utilizzato 3 forme dal diametro diverso per fare queste monoporzioni a tre dischi. In una teglia quindi disponete i dischi ( io separati a tre a tre ) spolverizzateli con l'Emmentaler grattugiato e con fiocchi di burro e salvia spezzettata. Gratinateli per 10/15 minuti al forno. Scaldate nel frattempo la crema di piselli e i funghi. Servite gli gnocchi alla romana sulla crema e adagiateci sopra i funghi.

L'Emmentaler è un formaggio stagionato dal gusto forte, saporito e deciso. Molti lo confondono con il groviera che in realtà non ha i buchi tipici invece di questo formaggio. Trovo che sciolto regali tutto il suo sapore e lo preferisco su crostini e gratinature anche se mangiato a tocchi non fa brutta figura!
Ringrazio i Formaggi Svizzeri per avermi regalato questo formaggio che mi consente di partecipare al contest #noiCHEESEamo organizzato da Teresa di Peperoni e Patate in collaborazione appunto con Formaggi Svizzeri


A presto,
Frankie

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

.

.